lunedì 15 marzo 2010
Per Non Dimenticare & Andare Avanti 7
IACOBITTI: RICCI PRONTO A BATTERE L’ARMATA BRANCALEONE DEL PDL
CHIETI. «Il Pd di Chieti è pronto ad affrontare la sfida delle amministrative perché la città possa continuare il cammino iniziato verso un cambiamento reale e solido». Lo afferma Enrico Iacobitti, segretario Pd di Chieti.
«Non ci convince l’armata capeggiata da Umberto Di Primio», dice Iacobitti, «che si candida ad essere il cambiamento di cui la città avrebbe bisogno e lo fa riproponendo persone e temi avanzati da un brutto passato della città, quello dell’amministrazione Buracchio, franata tragicamente, di quella Cucullo, della quale il candidato sindaco è stato un nome di punta per tanti anni, anni di paralisi politica e amministrativa, indimenticabili per Chieti che ne è uscita solo grazie alla vittoria del centrosinistra, cinque anni fa.
Bruno Di Paolo ed Aceto, poi, parlano di alleanza e di programmi salvo non conoscerne il contenuto, forse dipenderà dalla contropartita promessa loro. Non crediamo nel patto di fedeltà che oggi anima questo fronte, si tratta di un amore destinato a finire presto, perché è un patto nato solo per ingannare la fiducia della cittadinanza alla vigilia del voto amministrativo, com’è successo anche in realtà a noi geograficamente vicine, una per tutte, Pescara».
Siamo consapevoli, dice Iacobitti, «delle nostre forze e dell’onestà e trasparenza che hanno contraddistinto ognuno dei cinque anni dell’amministrazione Ricci. Le cose fatte sono state tante: il riordino urbanistico, la riqualificazione del centro storico che ridisegnerà completamente l’immagine e il futuro del cuore cittadino, la Villa Comunale»
Per Non dimenticare & Andare Avanti 6
CENTRODESTRA, LISTE CIVICHE IN CRISI
di Maurizio Piccinino
CHIETI. Erano partiti mostrando sicurezza e determinazione. Ora sono in crisi perchè i posti da spartire sono pochi mentre le liste e candidati si moltiplicano. E’ il caso politico dei centristi di destra che sono scesi in campo a sostegno del candidato sindaco Pdl, Umberto Di Primio. La strategia messa a punto dai vertici del Popolo delle libertà, dal senatore Di Stefano e l’assessore Febbo, è molto semplice: prima viene il Pdl, con gli incarichi in caso di vittoria già decisi, poi c’è tutto il resto. Tutto il resto però significa complessivamente 8 liste e oltre 300 candidati in corsa. Di Primio ha tessuto una tela ampia, forse troppo.
In corsa tra le civiche ci sono l’Udc di Andrea Buracchio ; la lista denominata «Giustizia sociale» che fa capo all’ex Dc Bruno Di Paolo, e l’altra capeggiata dall’ex Udeur, nonché ex consigliere regionale della giunta Del Turco , Liberato Aceto. Una lista: «Alleanza per Di Primio», che era stata organizzata potrebbe ora fondersi con quella di Aceto. Insomma la spavalderia finora mostrata dal centrodestra viene frenata dai rischi di un’alleanza politica variegata e litigiosa. I «centristi di destra» inoltre rinviano le presentazioni ufficiali ma minimizzano le divisioni.
«La mia lista è chiusa», dice Bruno Di Paolo, «ed è composta da 40 candidati della società civile con un paio di personaggi con un passato politico alle spalle». Di Paolo non nasconde che se ci sarà un buon risultato potrà chiedere di più al Pdl, lui parla di «ruolo di prestigio». «L’obiettivo personale è quello di risultare tra i più votati in città in modo da poter ambire ad un ruolo di prestigio che la gente mi chiede».
Mostra, invece, disinteresse alla spartizione dei posti Andrea Buracchio, leader dell’Udc. «Il nostro è un partito moderato interclassista con una lista», annuncia Buracchio, «che annovera tra le sue fila professionisti, operai e impiegati». Buracchio, ultimo sindaco Dc di Chieti nel 1993 travolto dalle inchieste di Tangentopoli, auspica una campagna politica dai toni distesi. «L’augurio è che non ci siano dibattiti improntati sulle offese reciproche», aggiunge.
Chi invece rimane in silenzio è Liberato Aceto, ex Udc, ex Udeur di Mastella e ora in procinto di organizzare una lista civica a sostegno di Di Primio. Doveva presentare la lista nei giorni scorsi ma poi ha preferito rinviare. Nel frattempo tra le sue fila è passato un ex assessore della giunta Ricci, Giuseppe Giampietro che ora annuncia di aderire alla lista di Aceto. […]
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PAOLUCCI: RICCI BATTERÀ LA VECCHIA DESTRA NO AI CENTRISTI CHE CHIEDONO SOLO POLTRONE
di Maurizio Piccinino
CHIETI. «Davide contro Golia questo il senso delle amministrative di Chieti. Da un parte il sindaco Ricci, il sindaco più onesto che Chieti abbia avuto da almeno vent’anni a questa parte. Dall’altra parte tutta la peggiore storia politica della destra degli ultimi decenni a Chieti». Silvio Paolucci segretario regionale del Pd rompe il silenzio e si lancia a testa bassa nell’attacco del centrodestra e di quanti nel centrosinistra o tra gli ex alleati, ora si pongono contro la ricandidatura del sindaco Francesco Ricci.
Paolucci nella sua polemica salva i dipietristi, lanciando ancora un accorato appello all’unità. Per il segretario del Pd attorno al candidato sindaco del Pdl, Umberto Di Primio sta rimergendo un misto di vecchi uomini della ex Dc e della destra.
«Dall’amministrazione Buracchio a quella di Cucullo, passando per Di Primio, Di Paolo, Aceto, che come al solito si vendono ai migliori offerenti», accusa Paolucci, «insomma tanto vecchio per una stagione politica che promette di ripiegare Chieti all’isolamento cui l’hanno costretta per vent’anni e all’ingovernabilità».
Paolucci rivela i retroscena che hanno portato alla rottura con alcuni esponenti centristi, tra questi Bruno Di Paolo e Liberato Aceto. «Di Paolo ci chiede per mesi di poter essere il candidato sindaco per il Pd prima di accordarsi con la destra e sempre a Chieti, Aceto chiede ed ottiene di essere consigliere regionale, con i conseguenti benefici personali, nel 2005 nel listino con l’elezione diretta senza passare per i voti dei cittadini. Poi torna a destra dagli eredi di Cucullo, alla condizione che un suo uomo di partito Giuseppe Giampietro assessore fino a tre giorni fa lasci Ricci per un posto nella giunta di centrodestra».
Per Paolucci inoltre Chieti non avrebbe ottenuto nulla dalla giunta regionale di centrodestra. «Città condannata all’asfissia dal nuovo governo regionale, che le nega ogni centesimo di euro».
Il Pd elenca i meriti di Ricci. «Ha fatto opere pubbliche per 60 milioni di euro: il tunnel, la nuova piazza S.Giustino, Piazza Trinità, la Villa Comunale, il Parco Artigianale, il progetto In.Te. Una città che respira, che si apre, perno dell’Area Urbana, al centro del pezzo di territorio più importante d’Abruzzo».
«Anche per questo», conclude il segretario del Pd, «mi appello ancora una volta all’Idv. Siamo soli contro tutti ma mi auguro con tanti cittadini». Liste Civiche Questa mattina scenderà in campo anche un nuovo candidato sindaco Giustino Angeloni che terrà una conferenza stampa al Gran Caffé Vittoria. Angeloni presenterà le liste civiche teatine che lo sosterranno alle elezioni.
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CHIETI, SPUNTA L’ARCHIVIO “SPINTARELLE”
di P.P.
CHIETI. Raccomandati e padrini. Mezza città ora trema davvero. Ieri mattina, si è cominciato a scrivere un altro capitolo dello scandalo che ha decapitato la giunta di Chieti.
Nella roccaforte democristiana d' Abruzzo, dopo le tangenti è saltato fuori – grazie alle rivelazioni dell' ex segretario particolare dell' ex sindaco Andrea Buracchio – un grande archivio di clientele. In una stanza del Comune sono stati trovati 33 faldoni contenenti migliaia di documenti su cui venivano annotate le raccomandazioni. Gli inquirenti li hanno sequestrati insieme a due floppy-disk, dove si pensa che Buracchio (il più giovane sindaco d' Italia, poi finito in carcere per una vicenda di mazzette) tenesse un altro schedario.
Nell' archivio delle spintarelle ci sono migliaia e migliaia di nomi. Politici, avvocati, medici, giornalisti, gente comune e forse anche qualche magistrato. Si parla già di clamorose sorprese, di personaggi politici di primissimo piano che hanno chiesto favori o raccomandato parenti, amici e conoscenti.
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APPALTI COMUNALI A CHIETI ARRESTATO IL SINDACO DC
CHIETI. Il sindaco di Chieti, Andrea Buracchio e l' ex vicesindaco Enzo Desiderio, entrambi democristiani, sono stati arrestati nella tarda sera, per concussione, su ordine di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti, Alberto Iachini, nell' ambito dell'inchiesta su presunte tangenti per appalti comunali che ha già portato in carcere altre 16 persone.
Gli arresti, secondo quanto si è appreso, sarebbero la conseguenza delle deposizioni di alcune persone arrestate ieri e nei giorni scorsi. L' inchiesta, partita da presunte irregolarità nella contabilizzazione dei lavori di una scuola elementare – pagata per intero e realizzata per metà – portò il 26 gennaio scorso all' arresto di quattro persone, tra le quali un imprenditore (Nicola Serano, N.d.R.). Sulla base delle dichiarazioni di quest' ultimo, l'inchiesta si estese agli appalti per lavori pubblici comunali delle due ultime legislature.
Il 2 febbraio scorso furono arrestate altre nove persone, tra ex ed attuali amministratori e funzionali comunali. Ieri, dopo la denuncia di altri due imprenditori, erano stati emessi otto nuovi ordini di custodia cautelare: due per persone non ancora coinvolte nell' inchiesta e i rimanenti per amministratori che erano ancora in carcere, oppure erano tornati in libertà.
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CHIETI, IN MANETTE MEZZA GIUNTA
di Claudio Gerino
CHIETI. Un colpo di spugna sulla Giunta Comunale, un monocolore DC, firmato procura della Repubblica: in poco meno di sei ore, quasi tutta l' amministrazione di Chieti è finita dietro le sbarre con l' accusa di concussione, abuso e falso ideologico in atti d' ufficio.
Un complesso scolastico elementare e materno nel rione Selvaiezzi, la cui costruzione, iniziata nel 1984, non s' è ancora conclusa, ma per il quale è già stato pagato il 98% dell' importo complessivo (un miliardo e seicento milioni di lire) ad un imprenditore, Nicola Serano che, messo sotto inchiesta dalla magistratura, ha vuotato il sacco su una "Tangentopoli" di provincia che nulla avrebbe da invidiare alle più note indagini del giudice milanese Antonio Di Pietro: è questa la "base" degli 11 ordini di custodia cautelare (= arresti, N.d.R.) firmati ieri mattina dal giudice per le indagini preliminari Alberto Iachini, su richiesta del sostituto procuratore Bruno Paolo Amicarelli.
Ma l' inchiesta "Mani pulite" chietina dovrebbe riservare, nelle prossime ore, ulteriori, clamorose sorprese, scoperchiando il "Vaso di Pandora" di dieci anni di appalti, opere pubbliche incompiute, tangenti "a go go" e amministrazioni locali più attente alle quote occulte di profitto che agli interessi degli elettori.
E i "signori 10%" scoperti dai giudici e dal capitano Domizi, comdandante della compagnia di Chieti, sembrano destinati a moltiplicarsi e a finire, in massa, nelle patrie galere. Ieri le manette sono scattate ai polsi di Armando Orsini, assessore ai Lavori pubblici, di Raoul Vaccaro (Pubblica istruzione), di Manlio Madrigale (Assistenza sociale), di Renato Zuccarini (Finanze) e di Walter Russo (Urbanistica), tutti dc, tutti vicini all' area di Nenna D' Antonio. In carcere è finito anche l' ex vicesindaco, Gaetano Cameli, un ex socialista passato nelle file della Democriazia cristiana. Latitante, invece, risulta essere l' ex assessore all' Urbanistica Vittorio Supino, noto penalista che, nell' ottobre scorso, uscì dalla giunta guidata dal più giovane sindaco d' Italia di un capoluogo di provincia, Andrea Buracchio, lamentandosi delle ingerenze della magistratura nella pubblica amministrazione. Nella rete dei giudici sono caduti anche quattro tecnici comunali: Peppino Grosso (ingegnere capo del Comune), Franco Pasquale (capo di gabinetto del sindaco), Gianfranco Mancini (geometra dei Lavori pubblici) e Luciano Iezzi (ufficio comunale dell' Economato).
Oggi tutti gli arrestati saranno interrogati dai giudici. Dalla bufera "tangentopoli" sono usciti indenni solo il sindaco, Andrea Buracchio, il vicesindaco, Tullio Sansonetti (assessore all' Ecologia) e due assessori, Giovanna Calignano (Igiene, sanità e affari del personale) e Domenico D' Alessio, (Sport e attività ricreative). Tutti vicini al senatore Gaspari. Si aspetta da un momento all'altro che Buracchio annunci le dimissioni.
Ma chi è il Mario Chiesa dell' inchiesta "Mani pulite" di Chieti? Nicola Serano è stato arrestato lo scorso mese dopo che il presidente del Collegio dei revisori dei conti, Giovanni Pace, aveva scoperto le irregolarità sui pagamenti relativi alla costruzione del complesso scolastico. Serano ha cominciato a parlare il 30 gennaio. Dieci ore di interrogatorio-fiume, tutto il sottobosco dell' assegnazione degli appalti, della scelta delle imprese, degli intrecci tra politica e affari, dei regali fatti agli amministratori, della vera e propria "Cupola" che, secondo lui, gestiva l' amministrazione locale chietina.
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da il Centro (quotidiano dell'Abruzzo) del 10 dicembre 2009
TORNA IN PISTA ANDREA BURACCHIO
VERSO IL VOTO Il rientro sulla scena con un incarico politico: condurrà le trattative sulle candidature di marzo
di Fabio Casmirro
CHIETI. C’è un nome di ritorno nell’agone politico in fermento per le comunali di marzo. Ufficializzato ieri l’incarico al nuovo coordinatore cittadino dell’Udc, ed è un nome che i teatini conoscono molto bene: dopo 16 anni di silenzio, rientra sulla scena Andrea Buracchio. Una nota del responsabile provinciale del partito, Angelo Cellini, annuncia la notizia che equivale a una bomba per gli attuali assetti maggioritari, indecisi a ufficializzare candidature e impegnati a trovare equilibri di coalizione sempre più incerti.
«In considerazione dell’urgenza che le attuali circostanze impongono», scrive Cellini, «ho proceduto a nominare responsabile comunale dell’Udc di Chieti l’avvocato Andrea Buracchio». Poche parole, quasi un’affermazione distratta per chi è alle prese con la campagna di adesione del partito all’Unione di centro. Così, l’ex giovane sindaco travolto dalle vicende di tangentopoli nel febbraio del 1993, a cinquant’anni, è pronto a riprendersi quel ruolo politico che lo aveva incoronato primo cittadino alla fine degli Ottanta con una valanga di consensi, circa diecimila voti, un record autentico per Chieti nell’epoca della legge elettorale proporzionale.
Poi le accuse di corruzione, assieme a gran parte della giunta del ‘93, l’arresto e i patteggiamenti a chiudere una lunga storia amministrativa che sembrava definitivamente finita nella polvere, soprattutto per le conseguenze provocate alla comunità: una dichiarazione di dissesto finanziario e gravissimi ritardi nella gestione di una città che fa ancora fatica a rialzarsi. Il «ritorno» di Andrea, al posto del fratello Emanuele, che negli ultimi quindici anni è stato il referente politico dei Buracchio, in realtà era nell’aria.
Già entrato nell’area di Forza Italia, ma rimasto sempre dietro le quinte a gestire quel pacchetto di consensi sempre tributato a una famiglia che, nei primi Sessanta, aveva eletto un altro sindaco, Nicola, oggi Andrea Buracchio fa cadere ogni imbarazzo e torna da referente cittadino di un partito, l’Udc, alleato molto prezioso per garantire la vittoria a uno degli schieramenti in lizza per le comunali di primavera. Buracchio condurrà con il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, la trattativa per la candidatura a sindaco nella coalizione di centrodestra.
Si sa che il Pdl presenterà Umberto Di Primio, avvocato e vicepresidente del consiglio comunale, numero 2 nella prima giunta di Nicola Cucullo, il sindaco missino che, a furor di popolo, aveva conquistato la piazza sulla scia degli scandali provocati proprio dalla Dc di Buracchio. Oggi un cerchio si chiude. L’ex sindaco cacciato dalla destra, torna in politica per allearsi con chi, più di ogni altro, era schierato sul fronte giustizialista.
In realtà, l’Udc non ha ancora sciolto il nodo delle alleanze per il Comune. Ma il quadro politico locale, la Provincia conquistata con una coalizione di centrodestra, lascia solo uno spazio teorico all’Udc per un riposizionamento nel centrosinistra, a meno di sconvolgimenti politici nazionali imprevedibili. Prospettiva peraltro esclusa dal coordinatore del Pdl, Mauro Febbo, che parla senza esitazioni di vittoria assicurata a marzo per la sua parte politica.
Nell’altro polo, resta la designazione del Pd per Francesco Ricci, che in questi giorni è impegnato a definire accordi con altri due portabandiera dei «moderati»: Liberato Aceto e Bruno Di Paolo. Su entrambi i fronti, la partita sembra però tutt’altro che chiusa.
